Non era in programma, è stato quasi un caso che io mi sia ritrovata oggi a visitare quello che un tempo era stato il MIO GIARDINO.
Da molti anni ormai non è più un luogo in cui amo tornare. Passeggiandovi al piacere prevale la nostalgia che sovente trascolora in tristezza, per un luogo che ho dovuto lasciare, sebbene incredibilmente amato. Una cappa di amarezza mi frana addosso nel vedere quanto squallido ed insignificante sia diventato un piccolo giardino che per anni era stato tanto apprezzato, studiato e fotografato. Ora è stato "saccheggiato": quanto vi cresceva a trovato posto a casa dei vicini (proprio loro che detestavo per aver avvelenato alcuni dei miei animali e quelli di altri confinanti), mentre l'attuale proprietaria si vanta di aver "POSTO ORDINE dove prima regnava il caos". In realtà l'ordine è stato conquistato attraverso potature sbagliate (che hanno causato la morte della quasi totalità degli alberi ed arbusti), l'eliminazione di alcune aiuole, la collocazione senza senso delle grandi fioriere di Terracotta d'Impruneta, dove vi vengono sistemati i fiori a caso! Inoltre, molti elementi di decoro in marmo vecchi di secoli, ed addirittura una statua, sono stati rubati...
CHE DESOLAZIONE...
MA ANCHE CHE GIOIA NEL RITROVARE QUALCOSA CHE
- A DISPETTO DI TUTTO -
ANCORA SOPRAVVIVE

E' il caso di queste AQUILEGIE.
Più di 25 anni fa ne piantai 2 varietà. Una l'avevo scelta ed acquistata, ma l'altra proveniva dal Giardino di mia Nonna.
Ed è questa in particolare che mi ha fatto piacere ritrovare.
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